Centro Studi Storici Francesco Cleri

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1983

Dalle pagine dei giornali

Data: 1983, agosto
Testata:L'ECO DI BERGAMO
Firma: D.O.gi (Diego e Osvaldo Gimondi)

Titolo:
Sul Pizzo Pagliara tracce sommerse dell'antico fortilizio

"D'éstat al Cat" dicono i valbrembanini che sfuggono all'afoso periodo estivo portandosi sulle montagne della media valle, da anni ritrovo di appassionati della natura, desiderosi di un tempo di riposo e di pace. Una scelta nata sulle prime dal rifiuto di alcuni di soccombere alle estenuanti colonne d'auto domenicali, si è gradualmente estesa a molti abitanti dei nostri paesi conducendoli a riscoprire le nostre montagne che per bellezza e tranquillità nulla hanno da invidiare alle grosse e rinomate località turistiche. Monte Zucco, Canto Alto, Monte Ubione, Pizzo Pagliara sono diventati in poco tempo meta frequente di escursionisti e le vecchie baite abbandonate e diroccate, con opportuni lavori di trasformazione hanno ripreso a vivere.

Ma questi lavori di adattamento hanno riservato piacevoli e interessanti sorprese. Durante gli scavi sono venuti alla luce resti di antiche costruzioni soprattutto di torri, costruite nei secoli passati a controllo e difesa della valle. Ripuliti dal terriccio secolare che li avvolgeva, questi preziosi reperti storici, sono proposti alla vista e all'ammirazione degli escursionisti. Ma le sorprese non sembrano finite. Qualche tempo fa, mentre dalle pagine di questo nostro giornale echeggiavano le voci del ritrovamento di un fortilizio sul Canto Alto, un gruppo di appassionati di vita locale brembana, riportava alla luce sul Pizzo Pagliara di Sedrina, in località da sempre chiamata "Tor", alcuni ruderi che certamente fanno pensare alle parole scritte dallo storico Prete Tosino: "e il luogo già forte per natura doveva esser rafforzato ancor di più  con torri, barbesche, portoni ferrati, ecc., come del resto facevasi un po' dappertutto. Ruderi di fortilizi si vedono ancora alla contrada di Cler e sul Pizzo Pagliara e non dovevano essere i soli".

Gli scavi hanno rivelato su quell'altura di notevole importanza strategica, l'esistenza di una costruzione di pietra viva, voluta quasi sicuramente per scopi di controllo e di difesa. Purtroppo, per ragioni non conosciute, l'importante rinvenimento giace ancora sotto uno strato di terra e sassi, frammisti a calce e quarzo, lontano dallo sguardo di chi vorrebbe conoscere meglio le vicende della nostra terra. Certamente un'occasione in meno per escursionisti e amanti della montagna di ammirare opere che i nostri paesi, piccoli ma ricchi di storia e di tradizione, dovrebbero essere fieri di conservare.


Data: 1983, ottobre
Testata: L'ECO DI BERGAMO
Firma: D.O.gi (Diego e Osvaldo Gimondi)

Titolo:
CONTINUANDO L'OPERA DI MONS. MELI.
Documenti per conoscere I'arch. Isabello. Una serie di documenti molto interessanti per approfondire la ricerca sul grande architetto bergamasco Una copia sarà donata alla Biblioteca "Angelo Mai".


"Nella storiografia bergomense degli ultimi tre seco  non è possibile trovare un artista, contro cui la  mala sorte si sia accanita più che contro Pietro Isabello (de Usubellis, de Isabellis) detto Abano, architetto della prima metà del Cinquecento, uno dei più grandi architetti bergamaschi di tutti i tempi, se non il più grande. "Defraudato di varie sue  creazioni, come la chiesa di Santo Spirito, la chiesa e il monastero di San Benedetto, il monastero di San Paolo d'Argon, scambiato per altra persona come si vedrà subito, persino sdoppiato in due persone con tutte le conseguenze immaginabili: è in lenta preparazione un regesto "pro Magistro Petro (q.) Magistri Ambroxij Cleri de Usubellis""... Questo è quanto scrisse Angelo  Meli nel fascicolo "Pietro Isabello detto Abano architetto della chiesa di Santo Spirito". Sembrava che questo fosse l'inizio della completa divulgazione della annuale ricerca di questo emerito storico a proposito dell'architetto
bergamasco.
La sua morte avvenuta il primo dicembre dell'anno 1970 troncò le speranze di coloro che attendevano da lui lumi e chiarezze, questa volta in modo inconfutabile. E' stato detto "troncò" in quanto più nulla si seppe del minuzioso materiale da mons. Meli raccolto (come lui stesso sopra conferma: "è in preparazione un regesto pro Magistro Petro... ") se non di una piccolissima parte che fu ceduta alla sua morte alla Civica Biblioteca Angelo Mai di Città Alta. Ed è proprio lì, nel nido di tutti i cultori delle cose bergamasche, che viene custodita una piccola miniera di notizie manoscritte a proposito appunto di Pietro Cleri de Isabellis. Prima di passare alla nomenclatura di alcuni atti si vuole sottolineare la volontà dei ricercatori di questi appunti di donare alla Civica Biblioteca le foto delle filze ritrovate presso l'Archivio di Stato di Bergamo, affinché persone capaci e e volenterose proseguano, sulle orme dell'emerito storico bergamasco mons. Angelo Meli, lo studio isabelliano. Considerata la vastità del materiale riguardante l'Isabello - si parla di un centinaio di documenti - non si è voluto riportare tutto sulle pagine di questo giornale
ma si è scelto quello che più si riteneva importante ed inedito dallo stesso scritto di monsignor Meli. 10 dicembre 1469: divisione dei beni della Brenta.
13 aprile 1514: disegno della porta della S. Trinità. 12 marzo 1505: patti dei Serviti con l'Isabello per ll costruzione della chiesa. 5 ottobre 1519: patti dei Poncini per la costruzione della casa. 17 marzo 1519: patti fra i Poncino e magistro Pietro Isabello (menzione di un
disegno di Andrea Ziliolo). 21 gennaio 1521: chirografo di Pietro Cleri.
7 gennaio 1535: costruzione del monastero di S. Chiara. 2 settembre 1549: "Atto
di liberazione in cui compare donna Elisabetta Salvagnis moglie di Leonardo"...
6 luglio 1502: compare il nonno di Pietro "Magistro Petro Ambroxij de la Brenta.
10 gennaio 1527: M.ro  Petro q. Ambroxii de Usubellis per la costituzione della dote di Caterina Salvetti. 7 marzo 1510: Pietro è presente per un pagamento di Cristoforo Asperti.
11 novembre 1524: Pietro riceve una investitura di case e terreni. 11 settembre 1525: Pietro Isabellis assume un garzone con l'obbligo di insegnargli l'arte muraria e cementaria. 11 ottobre 1529: Francesco Cleri elegge esecutori testamentari Girolamo de
Mora e Pietro Isabello. 3 gennaio 1525: l'Isabello per la costruzione di casa
Vavassori e Santolini. Anno 1464-1472: Ambrogio e Giacomo figli di Petri
de Isabellis de la Brenta. 1° aprile 1535: moglie di Pietro Isabello: Caterina da Cur... a proposito di una terra nel modenese. Questa non è che una piccolissima parte del materiale raccolto e catalogato in modo tale che seguendo una serie di schede si possa avere sotto gli occhi tutta la vita dell'Isabello. Gli autori della ricerca sugli appunti di mons. Meli vogliono così riconoscere i meriti alla persona di un grande storico rendendo noto quanto lui stesso ha ritrovato, andato "perso" ed ancora, seppur in minima parte, riscoperto, in modo anche da facilitare una nuova ripresa per una maggior conoscenza e propagazione dell'immagine di un architetto ritenuto uno dei maggiori artefici dell'arte rinascimentale bergamasca.




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