Centro Studi Storici Francesco Cleri

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1988

Dalle pagine dei giornali



Data: 1988, 12 gennaio
Testata: L'ECO DI BERGAMO
Firma: Diego Gimondi

Titolo:
Storie e leggende di Sedrina saranno raccolte in un quaderno?
Le molte iniziative già realizzate dal Centro "Francesco Cleri" che è all'avanguardia nella promozione culturale del paese. Fra l'altro sta provvedendo alla raccolta d materiale per alcune pubblicazioni che necessitano però di uno sponsor

Sedrina - A tre anni dalla nascita il Centro studi storici "Francesco Cleri", un primo bilancio evidenzia la mole di lavoro che è stata svolta e gli obiettivi, senza dubbio significativi, che sono stati raggiunti.
Infatti, basta pensare alla ricerca effettuata dal Centro per raggruppare notizie sui militari di Sedrina Caduti e Dispersi nel corso dei due ultimi conflitti mondiali, che ha portato alla scoperta del luogo di sepoltura, finora sconosciuto, di tre di loro.
Importante poi, sia per l'entità che per i contenuti ai fini di una ulteriore ricerca, la donazione fatta alla biblioteca civica Angelo Maj di Bergamo del materiale, frutto di anni di studi effettuati presso l'Archivio di Stato e diverse raccolte pubbliche, sul grande architetto rinascimentale Pietro Cleri de Isabelli de Abano "dicto de la Brenta", parente fra l'altro di Francesco Cleri, anch'egli architetto a lui contemporaneo, originario di Cler, al quale è dedicato il Centro.
Non bisogna poi dimenticare una imponente raccolta di documenti che servono a mettere in luce diversi aspetti della storia e della cultura sedrinese, che potrebbero rivelarsi interessanti al fine di uno studio sul paese e sui suoi personaggi.
Questo a grandi linee quanto è stato fatto; ma ancora tanto rimane da fare nei programmi del Centro, nel cui ambito sta crescendo e sviluppandosi l'idea di pubblicare in una serie di quaderni tutto ciò che è stato raccolto in questi anni, in modo da dare alla popolazione una informazione piena, in grado di soddisfare la voglia di sapere.
Fra questi quaderni, dovrebbero trovare posto il recupero di un vecchio studio su alcune storie e leggende locali, effettuato nei primi decenni di questo secolo da una nostra compaesana, e magari anche la documentazione e la raccolta di circolari riguardanti il "cholera" che colpì la nostra terra nell'Ottocento.
Non trascurabile sarà infine il programma ricreativo-culturale che prevede escursioni per gruppi di ragazzi in età scolare, in zone di interesse archeologico della nostra valle, oltre che a gite-pellegrinaggio al Monte Grappa e a Redipuglia. Una lista di iniziative, queste ultime, da esaudirsi nel corso dell'anno appena avviato, mentre per tutto il resto certamente i tempi saranno più lunghi, e si avrà bisogno anche di aiuti economici.



Data: 1988, 11 giugno
Testata: L'ECO DI BERGAMO
Firma: D.O.gi. (Diego e Osvaldo Gimondi)

Titolo:
Sedrina: raccolte e catalogate cento opere di Pietro Ronzoni.
Si tratta di un pittore famoso, forse poco noto nel suo paese d'origine, dove nacque nel 1781 - Il paziente lavoro di riscoperta effettuato dal Centro studi "Francesco Cleri" di Sedrina, in collaborazione con l'Amministrazione comunale.

SEDRINA - L'Amministrazione comunale dì Sedrina, dopo avere riscoperto uno dei suoi maggiori personaggi, il musicista Matteo Salvi, in occasione del centenario della sua morte che ha avuto per le sue celebrazioni risonanza internazionale, è impegnata ora a valorizzare un'altra celebrità del mondo dell'arte che proprio nei piccolo centro brembano ha avuto i suoi natali.
Infatti, proprio a Sedrina, Pietro Ronzoni nasce il 28 novembre del 1781, da Bortolo Sebastiano, corriere veneto e da Francesca Badala de Giugali, e viene avviato agli studi elementari presso il  Collegio Mariano di Bergamo, mettendo subito in evidenza le sue doti artistiche, come lui stesso afferma in una sua lettera, dove dice: ".. poiché lo studio del latino non mi era simpatico, mi occupavo incessantemente di scarabocchiare paesaggi, vedute ed altri simili cose di questo genere..".
Papà Sebastiano, vista la naturale predisposizione di Pietro, su consiglio de celeberrimo Canova, suo amico, invia nel 1800 il  figlio a Roma a scuola del Campovecchio, pittore affermato nella  capitale per le sue riprese paesaggistiche dal vero, effettuate con rigorosità  ed un'esattezza del particolare, che contrastava nettamente con il  paesaggio arcadico che aveva lasciato in eredità il Settecento.  
Ma nel 1804 il maestro muore, e ancora facendo testo un suo scritto "...rimasto senza direzione, mi gettai alla ventura a copiare qualche cosa dal vero...."; da Monumenta Bergomensia vol.  XII si legge che il Ronzoni "... nei  molti studi e disegni lasciati, rivela con quanto amore e con quanto piacere abbia percorso i dintorni della città, e zone dei Castelli Romani, Marino, Castelgandolfo, Genzano, Nemi, l'Ariccia e le ville patrizie, luoghi tutti così densi di profonda pittoricità…", riempiendo decine e centinaia di fogli con schizzi, ad inchiostro nero o a matita, con alla loro base didascalie autografe  inerenti i luoghi ritratti, che sono raccolte in numerosi albums giacenti soprattutto in  molte collezioni private ed anche pubbliche.
E proprio a Roma, accademia di tutti gli artisti, che là si recavano per esercitarsi nella copia dei vari aspetti di questa meravigliosa città, Pietro fa amicizia con numerosi luminari dell'arte, sia stranieri che italiani, i quali riconoscono le indubbie qualità di questo giovane, che si appresta alla ribalta della pittura, portandogli ancor più che stima, grande affetto. Nel 1809 lasciata Roma, fa ritorno alla sua Bergamo dove inizia un'intensa attività che vede le sue opere varcare naturali confini nazionali di quel tempo, fino a giungere nella sperduta Russia di Caterina II grazie ai sentimenti che lo legavano all'architetto bergamasco Giacomo Quarenghi che gli scrive: ".. lei signor Pietro, h un grande talento. Lo coltivi, la prego quanto mai!  E' il suo miglior amico che lo consiglia e faccia ancora delle vedute  più che lei puole. Io con la più grande sincerità le dirò che non ho ancora veduto tra i viventi persona che la passi...".
E la sua, sarà una produzione intensa e ricca, quanto non è possibile forse pensare e, dalle vallate bergamasche, frequentemente, spicca il volo altrove, per l'Italia, ed anche in Austria, Svizzera e Francia. La morte del papà, sopraggiunta nel 1813, gli lascia in eredità  una gravosa situazione finanziaria, di cui Pietro se ne fa carico sino in fondo, con enormi sacrifici.
Nel 1815 Pietro lascia Bergamo e l'Accademia Carrara, dove era stato chiamato dal Diotti, che ne era direttore e suo grande amico, ad insegnare paesaggio nel 1811,  per approdare  sotto la protezione e l'ospitalità del conte Persico, a Verona. Colà, la sua fama si diffonde ed avviene la consacrazione definitiva del suo talento; "... i mie quadri viaggeranno in Europa..." egli scrive, grazie alle conoscenze di personaggi  eminenti, che si fa amici e che frequenta, conducendo una vita di società.
Sono anni indimenticabili per il Ronzoni, che portano a definire Verona "... la sua seconda patria -  e poi ancora ad affermare ... a Verona rimarrò forse per tutta la vita...". Nell'autunno del 1824 il richiamo insistente dei suoi  amici, primo fra tutti il Diotti e "... le traversie dei difficili
interessi famigliari..." fanno sì che questi propositi vengano a svanire seppur  intesi, nella loro temporaneità, da parte dell'artista con il ritorno a Bergamo.  Riprende il proprio impegno presso l'Accademia Carrara, dove ha magnifici allievi fra i quali il Marenzi ed il Bettinelli, e nel 1827 si unisce in matrimonio con Giacinta Ceresoli. Un'unione densa di preoccupazioni questa in quanto, dopo pochi anni, la  compagna accusa una salute cagionevole. Ma il Ronzoni, temprato alle difficoltà, affronta anche questa avversità con molto coraggio, ricercando la distensione e la pace, nella sua fedelissima arte del  paesaggio. Bergamo nel 1862 lo vede spirare, e Valtesse ne ospita  le sue spoglie. Ebbene il motivo di fondo che  ha spinto Amministrazione Comunale dì Sedrina, attraversol'assessorato alla Cultura, ad intraprendere ma simile iniziativa  si può riassumere togliendoalcune righe scritte da Luigi Carrara su "L'Eco di Bergamo" del 13 gennaio 1966, in occasione dell'iniziativa presa dall'insigne storico  mons. Luigi Cortesi, a Cura di Monumenta Bergomensia: "Tra i nostri insigni artisti del secolo scorso Pietro Ronzoni era sta indubbiamente uno dei meno conosciuti in rapporto, almeno, all'entità  ed al valore della sua produzione. Magari lo apprezzano fuori, nel resto d'Italia e all'estero, dove già i contemporanei avevano voluto definire il  bergamasco celebre pittore paesista".
Ma, se mi è permesso esprimere semplicemente, se ciò si può forse affermare a livello di pura critica artistica, altrettanto non si può dire dell'apprezzamento che le sue opere hanno avuto fra gli amanti dell'arte di quel tempo. Infatti, non esiste quasi collezione privata bergamasca, che non contempli opera del nostro Pietro.  La conferma viene dal paziente lavoro effettuato dal Centro Studi Storici Francesco Cleri di Sedrina, che da oltre un anno sta lavorando sul Ronzoni, con la collaborazione dell'Amministrazione comunale, che è riuscito a  raccogliere e catalogare, fra le altre cose, oltre un centinaio dì opere dell'artista, presenti in collezioni private a Bergamo, ed in musei pubblici.



Data: 1988, 27 dicembre
Testata: L'ECO DI BERGAMO
Firma: D.O.gi (Diego e Osvaldo Gimondi)
Titolo:
Il "Centro Cleri" a Sedrina.
"Il  dì di festa" un "quaderno" di documenti

SEDRINA - Il Centro studi storici "Francesco Cleri architetto rinascimentale", ha conseguito il primo obiettivo che si era prefissato, dando vita ad una serie di quaderni, ossia fascicoli a stampa, attraverso i quali poter svolgere una azione di raccolta e di divulgazione di documenti, testimonianze e notizie sulla storia, arte, cultura, usi e tradizioni della gente sedrinese, attraverso i secoli. Nel primo numero, che ha per titolo "Il dì di  festa", si ha una  parte dedicata alla analisi del valore della festa e dei suoi significati dagli albori fino ai giorni nostri, ed un'altra, volta alla ricerca nelle ricorrenze religiose più importanti del calendario liturgico e nelle festività tipicamente locali, di quegli elementi popolari che le accompagnavano anche in tempi non troppo lontani, che sono però andati spegnendosi o modificandosi con l'andar degli anni, arrivando fino a noi solo attraverso gli echi dei racconti dei nostri decani. E proprio questi ultimi sono stati i veri protagonisti dì questo lavoro in quanto sono stati chiamati di prima persona  a rievocare durante le loro permanenze al Centro diurno, che si è svolto presso l'Oratorio San Giuseppe di Sedrina in questi mesi, esperienze e memorie che poi, pazientemente sono state radunate, ordinate ed ora finalmente pronte per essere presentate al pubblico. E chiaro che le intenzioni del Centro studi a proposito di questa serie di "quaderni" che va iniziando, rimangono soprattutto quelle di svolgere una semplice operazione di raccolta di testimonianze sia scritte, ma particolarmente orali, sulla nostra gente che altrimenti andrebbero perse in modo irrimediabile, cancellando pagine di storia vera ed intensa, che mai sono state scritte.


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