Centro Studi Storici Francesco Cleri

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1990

Dalle pagine dei giornali

Data: 1990, 10 febbraio
Testata: L'ECO DI BERGAMO
Firma: D.O.gi (Diego e Osvaldo Gimondi)

Titolo:
I sedrinesi proporranno la maschera "Brinat" al Carnevale di Venezia.
Il personaggio, effettivamente vissuto nella città dei Dogi dove era arrivato dalla Valle Brembana, è stato illustrato in un manoscritto settecentesco ora rispolverato.

SEDRINA - Il Centro studi  "Francesco Cleri" e il Circolo  artistico "Pietro Ronzoni" di Sedrina porteranno il 25 febbraio prossimo al Carnevale  di Venezia la maschera sedrinese "Brinàt".  
Questo personaggio, sino a oggi pressoché  sconosciuto a tutti, è stato riscoperto e rispolverato attraverso un manoscritto settecentesco di Alvise Zignon, il  quale ha fatto sapere che agli inizi di quel secolo giungeva a Venezia per assolvere agli incarichi di corriere per la Serenissima, un ricco signore di Sedrina, figlio di un carrettiere, le cui generalità non vengono rese note in quanto nel  paese esistono ancora discendenti della famiglia.  Se nulla ebbero ad eccepire gli aristocratici e i nobili veneziani di quel tempo a proposito della sua operosità e laboriosità, certamente li disturbò il suo modo di fare e di agire in società. Lo Zignon racconta che l'origine di "Brinàt" si deve far risalire al fatto che i suoi conterranei presenti in Venezia chiamavano il personaggio con il nome del paese di provenienza (Sedrina e il suo clima erano già noti), il che lo aveva inorgoglito e per questo teneva un portamento altero e borioso che indispettiva non poco.  Amante della sua terra, di una certa eleganza nel vestire con però piccoli particolari dell'abbigliamento che tradivano la sua discendenza montanara, realizzato economicamente, "Brinàt" nonostante la sua modesta istruzione voleva competere con la raffinatezza e il genio di gente molto più in. Proprio questo suo modo di fare non venne apprezzato dai veneziani, i quali nel "Brinàt" vollero identificare un personaggio che, seppur agiato, importante per la carica e per i titoli, appariva goffo, noioso, ignorante, tendente a primeggiare con le persone colte pur non essendone all'altezza, mostrando nel suo agire e nel suo pensare i propri modesti limiti. E il "Brinàt", come tanti  nostri Zani, cominciò a comparire come personaggio comico nei salotti veneziani dove, fra  arte e cultura, si trovava il tempo e il modo di fare dello spirito. Non ci è dato sapere quanta sia stata la sua fortuna, e neppure se Arlecchino e Brighella gli furono a volte compagni di ventura nelle sceneggiate. Quel che è certo è il fatto che il  "Brinàt" ebbe una sua vita da protagonista alla quale in fondo aspirava anche se mal sopportava l'ironia di cui era fatto oggetto.



Data: 1990, 28 maggio
Testata: L'ECO DI BERGAMO
Firma: D.O.gi (Diego e Osvaldo Gimondi)

Titolo:
Quella dinastia di architetti che discende dal borgo di Cler.
Continuano le ricerche e le ipotesi attorno alla famiglia dei Cleri da Sedrina - Un autentico vivaio di "mastri.  Dalla Valle Brembana alla residenza a Bergamo in San Leonardo - La parentela con la famiglia degli Isabelli


Nei secoli XV è XVI la Valle Brembana fornì all'arte una schiera considerevole dl ottimi personaggi. Basti ricordare a tal proposito gli Averara, i Baschenis, gli Scipioni, i Guerinoni, i Santa Croce, i Pisoni, i  Licini, i Palma, i Gavazzi, tanto per citarne solo alcuni, per la pittura, ed i Lombardo di Carona, i Codussi di Lenna, i Cleri di Sedrina, per l'architettura. Proprio su questi ultimi, grazie al ritrovamento di ulteriori nuovi documenti, si vuole concentrare l'attenzione in questo lavoro, al fine di conoscere di più, e meglio, questi che ebbero un ruolo non indifferente, nel rinascimento artistico bergamasco. Don Giacomo Fustinoni, affidandosi agli storici Bortolo Belotti e  A. Pinetti, nelle sue note su Sedrina, scrive: "Questa famiglia abitante nell'attuale contrada di Cler, diede probabilmente il nome alla contrada stessa, i membri della famiglia erano chiamati "magistri Cleri" perché erano architetti che lavoravano al servizio del clero costruendo chiese e conventi". Ma, grazie al compianto e benemerito studioso don Enrico Mangili  si è a conoscenza che, fra le carte del soppresso Monastero d'Astino, esistono delle  pergamene risalenti alla fine del secolo XII e al principio del XIII che citano il piccolo borgo di Cler, a dimostrazione che esso era così denominato due secoli prima della comparsa della dinastia dei "Cleri" architetti di cui si parlerà in seguito, adducendo a pensare che sia più facilmente stata la località sedrinese a dare il nome ad una famiglia e non viceversa, come tende ad esprimersi il pensiero più corrente. Che Sedrina ed in modo particolare Cler, sia stata patria di architetti e lavoratori della pietra è confortato dal registro parrocchiale dei morti che ha inizio nel 1576, in cui si legge che il 6ottobre 1581 muore Maddalena moglie di Mastro Pietro Usaralo taiapietra ed il 26 dicembre dello stesso anno, muore un secondo "taiapietra" che porta pure lui il nome di Pietro, con l'aggiunta della qualifica di "mastro".  Scorrendo questo registro, che è una miniera d'informazioni, sono citati "mastro Battista ditti Cler di Petercioli taiapietra", e mastro Pietro di Fustinoni di Cler fenestraro", e con la medesima qualifica di fenestraro è citato pure Pedrolo ditto Cler. Se ci atteniamo fedelmente alla qualifica di "mastro", emerge che questi personaggi citati sono stati dei maestri di artigianato, provetti nella loro professione, forse associati tra loro nell'arte muraria, gelosi delle proprie abilità e delle proprie competenze che si  trasmettevano di padre in figlio, attraverso il tirocinio di bottega a conduzione famigliare. Accertato che questa contrada fu un vivaio di "mastri" ci soffermeremo su alcuno di loro che ci è stato permesso di
- conoscere grazie al ritrovamento di alcuni documenti, e che sono i più rappresentativi
perché legati al celebre Pietro Cleri de Usubellis. Uno di questi è Giovanni Cleri; proveniente da Sedrina viene definito nelle carte del XV secolo "magistro" o "cementarlo". Pur avendo delle proprietà ancora nel suo paese di provenienza, come viene  certificato in una controversia sui confini fra il Comune di  Sedrina e Stabello (Giovanni Cleri risultava proprietario di una porzione del monte Clus), egli risiedeva già dal 1495 a Bergamo dove era considerato "cives et habitatores" del Borgo di San Leonardo. Un documento, proveniente dall'Archivio di Stato di Bergamo ci tramanda, anche se parzialmente, lo "stato di famiglia" di Giovanni Cleri de Clero. La filza, che porta la data  del 17 ottobre 1495 non è altro che una "transactiones, et pacta promissiones obbligationes quetationes et cesiones  interet … per Magistrum Jacobo et Franciscus architectus  filius infrascrittus Magistri Johannìs Cleri de Clero cives et habitatores Burgi S. Leonardi.  Civit Bergomi in Vicinia S. Michele dell'Arco. Dal documento apprendiamo che Giovanni aveva due figli, Giacomo e Francesco, e che entrambi al momento della stesura dell'atto, avevano già raggiunto i 25 anni. Un terzo figlio, di nome Marchiorado, all'epoca della stesura del documento, risulta essere già deceduto. Si può presumere che Giovanni Cleri de Clero sia morto tra il 6 gennaio 1503 e l'11 gennaio del seguente anno.  Ciò, sì deduce da due atti notarili  dove, nel primo compare come teste, in un sindacato del Consorzio di S. Alessandro in Colonna, "Jacobo f.  Johannes de Clero", mentre nel secondo, troviamo "Magistro Jacobo quondam Johannes de Clero" presso i Francescani, per  la stesura di alcuni atti con gli Agliardi.

Il "quondam" equivalente all'attuale termino di "fu", accompagna Jacobo fa pensare appunto che, la morte, sia sopravvenuta per Giovanni nel lasso di tempo considera intercorso fra la stesura dei due atti citati mentre, per Giovanni Cleri de Clero non c'è stato possibile risalire all'anno della sua nascita, per Giacomo e Francesco, grazie al documento riportato possiamo dedurre che questi siano nati verso il 1470.
Di Jacopo sappiamo che negli anni 1515-1516 era ancora in vita, Sì sposò e da questa unione presero vita: Donna Bengunta, Jacobo e Caterina.  Della prima, abbiamo notizie in un atto del 28 dicembre 1534 in cui compare come teste: Donna Bengunta f.q. di magistri Jacobi de Clero de Fustinonibus".
Su questa filza si possono fare due considerazioni: la prima è che Giacomo figlio di Giovanni era in quel periodo già deceduto, la seconda è che "Jacobo q. Jacobo" era definito come "Magistri", lasciando intravedere la possibilità che pure Giacomo fosse se legato all'arte cementaria. Di "Jacobi" figlio di Giacomo Cleri si ha menzione in un documento del 2 marzo l57 in di cui compare come teste, mentre la sorella, Caterina f.q. Magistri Jacobi de Clero compare come teste in un atto datato 21 ottobre 1553.
Questo documento c'informa del matrimonio di Caterina; esso infatti ci riferisce testualmente che: "Caterina cr- fq. Magistri .Jacobi de Clero)) era "uxor et spose legiptima Magistri Pasqualis q. Antonii de de Agazis.
Questo è quanto ritrovato su Jacobo mentre più copioso è i] materiale rinvenuto su Francesco, suo fratello.
Di lui si hanno notizie sin dal 1495, epoca in cui Magistro Francischus filius Magistri Johannis Cleri de Clero Architectus acquista da Nicolas  Bagnati un appezzamento di terra cinto di muro in Borgo San Leonardo in contrada appellata de Colognola.Francesco Cleri apparteneva alla casata dei "de Fustinonibus" abitava come il resto della famiglia in Borgo S. Leonardo come viene riscontrato in un atto del 14 marzo 1510 in cui troviamo "..Magistro Francesco Cleri f. q. Magistri Johannis Clero de Fustinonibus habitator Burgi S. Leonardi".
Continuamente troviamo Francesco coinvolto in operazioni commerciali, che esulano dal suo lavoro abituale di architetto. Nel documento datato 8marzo 1511 "Magistro Franciscus f. q. Magistri Johannis Cleri de Clero Civis Bergomi, habitator Burgi S. Leonardi" troviamo il nostro architetto debitore per un acquisto fatto di grano forse per il Consorzio di San Alessandro a cui era legato con gli Agliardi e gli Usubelli.
Spesso Francesco Cleri compare negli atti accanto a sia Pietro de Usubellis.
Ciò viene giustificato da mons. Angelo Meli il quale in un suo scritto dedicato all'Isabello architetto di Santo Spirito, afferma che i due sono parenti anche se non ci fornisce il grado di parentela fra i due. Interessanti sono le definizioni usate negli atti datati 23 gennaio 1527, inerenti la costituzione della dote di Bonegunta, figlia legittima di Magistro Franciscii Cleri de Usubellis" architetto. Alla stesura ma di questi atti funge come secondo notaio "Leonardus f. Magistri Petri de Usubellis dicti de Clero".
La parentela con la Famiglia
In un atto avente la stessa data del precedente, troviamo: "Magistro Franciscii f. q. Magistri Johannis Clori architecti de Usubellis" ed ancora, "Leonardi de Usubellis" notaio pubb. Bergomi" che per l'occasione funge da secondo notaio. Dunque un legame fra le due famiglie esisteva, ma quale? I Cleri sono originari di Sedrina, mentre gli lsabelli di Albino, e di entrambe le famiglie troviamo i loro discendenti in Bergamo. Ed ancor più si può affermare che della famiglia di Pietro Isabello tracce si trovano anche in un'altra città nella quale si pensa possa essersi trasferita per motivi di lavoro prima di far ritorno definitivamente in Bergamo. Ora, mentre fuori provincia il la famiglia di Pietro mantenne il cognome d'origine, cioè Isabellis, al rientro nella propria città si ritenne fosse opportuno assegnare al vero cognome l'aggiuntivo della località dell'ultima provenienza. Infatti per tale denominazione contraddistingue Pietro genitore di Ambrogio, di Ambrogio e di Pietro suo figlio. Su questa possibilità già da tempo il Centro Studi Storici "Francesco Cleri" sta lavorando in collaborazione con il Museo S. Lorenzo, e se ancora nulla è trapelato, pare che i ricercatori siano su una buona pista che potrebbe chiarire la provenienza della famiglia "Isabellis" prima di giungere in Bergamo. Spesso troviamo i due accomunati come risulta nell'atto del 13 febbraio 1518 in cui "Magistro Francesco de Clero e Pietro de Usubellis" sono eletti dai fratelli Bonis per delle divisioni; ed in altri simili a quello del 22 luglio 1520 con il quale i due prendono in appalto dei lavori secondo "il modello fatto per Andrea Ziliolo".
Per quanto riguarda ancora Francesco, si sa che si unì in matrimonio con Ursula figlia del fu Bernardo dicti Proquini de Valmora.
Da Orsola ebbe Benvenuta (sposata poi a Magistro Girolamo de Mora), e Jacobina (la quale risulta risiedere nella contrada di Oxio inferiore dove il padre in data 16 luglio1522 aveva stipulato un atto di locazione di un fondo).
Francesco Cleri de Fustinonibus muore a Bergamo all'incirca verso i sessant'anni. Stila un suo primo testamento venerdì 11settembre 1528 in cui si dice che egli "habitator vicinie San Leonardi, cois Bergomi" nomina suo erede
universale un figlio maschio nato nel ventre di Ursula moglie. Lascia un legato di
2500 lire imperiali al consorzio di San Alessandro in Colonna con l'obbligo di messa quotidiana nella cappella da costruirsi da lui o dagli esecutori testamentari nella chiesa  nella quale cappella scelse d'essere sepolto. E se in qualche tempo futuro ci fosse sacerdote di parentela de Fustinoni de Clero i reggenti saranno obbligati ad eleggerli.
Negli atti depositati presso la chiesa parrocchiale di Alessandro in data 1544 troviamo l'evolversi del legato redatto dal Cleri de Fustinoni.
Un secondo testamento stesol'anno successivo dice che: Francesco istituiva sua erede universale Benvenuta sua figlia, moglie di Girolamo Br zani de Mora, e legò al Consorzio di San Alessandro lire 2050, con la condizione che adempisse il legato obbligando la nominata Benvenuta sbi sò in mano del Consorzio li 1JO prima del 1533. Sopra il rimanente li Mora e loro eredi pagavano lire 50 per metà dell'obbligo. Finalmente nel 15 il 9 settembre dopo nostri a il consorzio conseguì li resi ti lire 1050. Così che fu compiuto l'intero legato".
11 consorzio aveva però l'obbligo "di far celebrare in perpetuo una Messa quotidiana per l'anima sua e dei suoi antenati ad un altare da erigere in una cappella sul sacrato della chiesa di San Alessandro in Colonna a spese di esso testatore, o dei suoi commissari con che, se vi sia alcun sacerdote Fustinoni, debba esse preferito e in caso non vi sia da uno degli Usubelli". Con Francesco Cleri de Fustinonibus chiudiamo un cai telo su una famiglia di architetti di cui a Sedrina patria d'origine di detta famiglia esiste solo la testimonianza della loro presenza nei riferimenti toponomastici conservati, nomi di Cler, di Cà Fustinoni, anche se quest'ultimo non rientra più nell'uso comune delle ultimissime generazioni di sedrinesi.
E certo comunque che Francesco Cleri e Giovanni suo padre con il loro lavoro diedero lustro non solo a Sedrina, ma all'intera città Bergamo e pertanto meriterebbero nell'ambito della storia locale una giusta riscoperta e una conveniente valorizzazione



Data: 1990, 11 agosto
Testata: L'ECO DI BERGAMO
Firma: D.O.gi (Diego e Osvaldo Gimondi)

Titolo:
Rivive a Cornello la figura di "Brinàt".
Il personaggio, che ebbe origine a Sedrina, fu anche corriere per conto della Serenissima - Domani sotto i portici dell'antico borgo.

CORNELLO DEI TASSO - Dopo quasi due secoli di oblio la maschera del Brinàt ha ripreso vita a Sedrina grazie al Centro studi "Francesco Cleri" ed al Circolo artistico "Pietro Ronzoni" i quali hanno condotto una laboriosa ricerca che ne ha permesso la riscoperta; ora sono impegnati nel rilancio. I primi passi hanno portato il Brinàt a Venezia, dove si è imposto come maschera in occasione dell'ultimo carnevale. L'esordio in Bergamo è avvenuto alla sfilata di mezza Quaresima, nel corso della quale è avvenuta la presentazione ufficiale ai bergamaschi. Nei quadro del programma di promuovere e incentivarne la conoscenza, domani, domenica, sarà presentato anche a Cornello grazie alla disponibilità dell'Amministrazione comunale di Camerata. Questo programma di diffusione, promosso dal Centro "Cleri" e dal Circolo "Ronzoni", che l'anno prossimo dovrebbe vedere interessati tutti i centri turistici della valle, inizia dal Cornello dei Tasso per un preciso riferimento storico, legato alla vita del Brinàt. Quest'ultimo infatti, ha precisi e documentati riferimenti con un personaggio di Sedrina, nato sul finire del XVIII secolo che, trasferitosi a Venezia, ebbe a svolgere l'attività di corriere per la Serenissima. Pertanto, in omaggio a questa attività avviata dalla dinastia dei Tasso del Cornello, è risultato naturale l'abbinamento con il piccolo centro brembano.
Gli antichi portici del Cornello faranno domani da cornice ad una produzione di disegni, acquerelli, smalti ed altri oggetti di piccola entità che, senza nessuna pretesa avranno, quale unico scopo quello dì far riscoprire la figura del Brinàt.



Data: 1990, 12 novembre
Testata: L'ECO DI BERGAMO
Firma: D.O.gi (Diego e Osvaldo Gimondi)

Titolo:
La tradizionale maschera di Sedrina.
Il "Brinat" in cartolina.

SEDRINA - Il Brinàt, maschera sedrinese che di sè ha lasciato un buon ricordo nella Venezia del XVIII secolo per poi finire avvolta dalle nebbie dell'oblio durato quasi due secoli, sta vivendo la sua seconda giovinezza.
Infatti, grazie al Centro studi "Francesco Cleri" ed al Circolo artistico "Pietro Ronzoni", entrambi di Sedrina, la maschera è stata in più occasioni riproposta al pubblico. creando attorno a sé un sentimento inizialmente di incredulità e poi, via via, di interesse ed anche di simpatia. E si deve dire, ad onor del vero, che anche i due centri culturali sedrinesi non hanno risparmiato fatiche nell'opera di presentazione e diffusione del Brinàt.
Infatti, quest'anno, il Brinàt è risultato presente al carnevale di Venezia ed alla sfilata bergamasca di mezza Quaresima organizzata dal Ducato di Piazza Pontida e,  sempre a lui, è stata dedicata una mostra artistico-artigianale che si è tenuta ad agosto presso i caratteristici portici del Cornelio dei Tasso.
Ora, a chiusura di un'annata intensa che non ha mancato di dare grandi soddisfazioni, il Brinàt viene proposto nuova. mente dal Centro studi "Francesco Cleri" e dal Circolo artistico "Pietro Ronzoni", ai bergamaschi, attraverso una cartolina. dove, sulla tradizionale si piazza del borgo antico, chiamato Sedrina alta per la sua posizione dominante il paese. a fargli compagnia sono chiamati anche Arlecchino e Brighella.
L'augurio dei promotori è, che il Brinàt. possa raccogliere i consensi che i bergamaschi hanno sempre tripudiato ai personaggi che hanno segnato la storia, la cultura e la tradizione della loro terra.



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