Centro Studi Storici Francesco Cleri

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Davanti a questa folla

Pubblicazioni




Non l'eroe-soldato ma semplicemte l'uomo-soldato;
così viene presentato dagli autori
ogni sedrinese caduto durante la Grande guerra.

Spogliato da ogni retorica,
viene raccontato così come è stato
protagonista della sua vita militare.




Davanti a questa folla di partenti
non ho la forza di nascondere la mia malinconia.
Diego e Osvaldo Gimondi
Ferrari Editrice, Clusone (Bg) 2002
formato cm 17x24
pagine 140

Presentazione


In trincea

Il proprio destino
vide ognuno riflesso
nell’azzurro del cielo
che vorace bruciava
disegni di nuvole.  




Attorno alla vita delle comunità, a quello che rimane della loro storia, si tracciano perimetri di parole. Con infinita pazienza la carta raccoglie e tramanda il racconto che, con buona o scarsa onestà, le si vuole affidare.  La trama della storia perviene così al suo esito finale, senza più urli di spavento e rantoli di morte.  Il dolore, montagne di dolore, si fa materia di computo statistico, senza più lividi di occhiaie disperate.
Ma libri come questo, frutto di amorevole e paziente ricerca, richiamano alla vita I cuore profondo della storia, che si rimette a pulsare, a battere frenetico fino a farci tremare le mani. Qui c’è la storia che dobbiamo imparare.
L’essenza della vittoria e della sconfitta di un’idea, l’essenza di tutti i processi che hanno mutato il confine degli stati, l’essenza di ogni visione delirante dì sommi condottieri è tutta qui: giovani vite d’un tratto spezzate, a decine e decine per ogni  paese.,, a comporre la generazione mancata, che ad ogni costo non deve diventare la generazione dimenticata. Il filo che lega figli coi padri talvolta si rompe e la memoria di quello che è stata si perde. Per i ragazzi del 15-18 la “dimenticanza”, più che un rischio, è desolante certezza. Ci pensano soltanto le lapidi a trattenere il ricordo, almeno quello del  nome. È grande, pertanto, la benemerenza acquisita da chi ha compilato e promosso queste pagine, vero e proprio sacrario domestico.
Primo perché, per poco che ci pensi, non si sopporta l’idea che le comunità depongano nelle stanze dell’oblio i martiri della loro storia.
Secondo perché, se vogliamo veramente capire qualcosa dì più del senso del  vivere in questo nostro tempo, è proprio da questi documenti che dobbiamo partire. Da questi tratti di vita essenziali, senza commento, senza sorriso, che però insegnano quanto sia necessario per tutti cercare speranza.


Roberto Belotti


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