Centro Studi Storici Francesco Cleri

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Pietro Maria Ronzoni

Pubblicazioni




Il volume raccoglie notizie biografiche
sul paesaggista Pietro Maria Ronzoni
nato a Sedrina nel 1781 e  morto a Bergamo nel 1862.

Ben seguiti sono i collegamenti con i  suoi contemporanei e in particolar modo con i pittori Giuseppe Diotti e
Giovanni Carnovali detto il Piccio.

Molto ricco è anche l'apparato iconografico costituito da 135 foto di dipinti, schizzi e incisioni - in gran parte a colori - dell'artista sedrinese.

Pietro Maria Ronzoni e il suo tempo.
Diego e Osvaldo Gimondi
Ferrari Editrice, Clusone (Bg) 1992
formato cm 22x31
pagine 198

Presentazione


Pietro Maria Ronzoni finalmente è tornato a casa. Così possiamo sintetizzare l'opera insigne, monografica che i fratelli sedrinesi, Diego e Osvaldo Gimondi, presentano al pubblico. Si tratta di un'opera completa che pone pienamente in risalto uno dei più singolari pittori bergamaschi, paesista, affermatosi nella prima metà dell diciannovesimo secolo (1781-1862). Altri studiosi, in particolare Mons. Luigi Cortesi, si erano già cimentati nell'ardua impresa di far luce su questo nostro eccellente pittore. Se alcuni aspetti erano rimasti ancora nela penombra, ora, ad opera di Diego e Osvaldo Gimondi sono stati decisamente sviscerati contribendo ad arricchire le precedenti ricerche.

Pietro Maria Ronzoni non ha tuttavia conosciuto il declino che alcuni suoi contemporanei, giustamente o ingiustamente, hanno subito. Basti ricordare ad esempio Giuseppe Diotti, suo amico e primo maestro dell'Accademia Carrara, che, in occasione della recente mostra alla Lorenzelli di Bergamo, Renzo Mangili ha saputo magistralmente rivendicare fra i maggiori esponenti a cavallo tra il neoclassicismo e il romanticismo. Gli autori della monografia, pur rifuggendo dalla presunzione di aver realizzato un 'opera di carattere prettamente critico, hanno conseguito, felicemente, lo scopo di offrirci la più rigorosa documentazione di tutto ciò che poteva concernere l'origine, la vita, le opere, il successo e l'ambiente in cui si è trovato ad operare il nostro artista. Sono riusciti infatti, a scovare negli archivi consultati, un numero consistente di documenti, ricchi di preziose notizie, per cui,  come s'è detto, hanno potuto arricchire le precedenti ricerche e sfatare ombre e limiti di prospettiva sulla poderosa statura del nostro artista. Hanno spalancato così nuovi orizzonti sulle qualità peculiari del Ronzoni instaurando confronti e documentando i suoi rapporti coi più prestigiosi personaggi della cultura e dell'arte.

Mi permetto di citare espressamente due nomi: Giacomo Quarenghi, che portò all'estero la fama e le opere del Ronzoni, e Giovanni Carnovali, detto il Piccio, che realizzò quasi un'osmosi con l'amico sedrinese  influenzandosi reciprocamente col beneficio di maturare insieme una svolta decisiva nell'ambito della pittura. In quel particolare periodo storico dell'arte in cui si passò da un neoclassicismo sterile, ambiente in cui ebbe inizio l'attività pittorica del nostro autore, a un romanticismo fantasioso, in cui il Ronzoni si trovò ad operare soprattutto nel periodo romano, e infine un verismo costruttivo, valida premessa dell'avvento dell'arte moderna, il nostro pittore si mantenne al passo coi tempi maturando il suo stile che ebbe notevole influsso nell'area bergamasca rimasta vincolata troppo a lungo all'immobilismo di provincia.

Il Ronzoni tornato a Bergamo dopo l'esperienza settennale romana, arricchitosi inoltre della felicissima esperienza veronese, affronta efficacemnte la nuova maniera veristica, libera e sentita, come risulta particolarmente dagli aspetti che seppe ritrarre dalla sua Valle Brembana e della bergamsca. Fialmente la luce e il sentimento divengono i protagonisti  principali delle sue opere. Con ciò possiamo tranquillamente affermare che Pietro Maria Ronzoni è tornato a casa con la capacità di esprimere nella maniera più aggiornata quei suoi paesaggi nativi che, emigrando, aveva portato con sè negli occhi e nel cuore. La prerogativa indiscussa delle opere del nostro autore, a conferma dell'impareggiabile grandezza del suo paesaggio, è la vibrante poesia che vi predomina.

Gli umanisti afferamno che poeta si nasce non si diventa. Così è nato a Sedrina nel contesto della sua gente e della sua valle. Va pertanto riconosciuto anche come grande poeta brembano. Nella sua poesia infatti si fonda il segreto della sua grandezza e quando si vorrà scoprire l'autenticità dei suoi paesaggi bisognerà saperne cogliere la poesia tipica dell'autore. La natura del Ronzoni vibra di profondi sentimenti umani e viene colta dal suo pennello come l'ambiente ideale per le autentiche conquiste dell'uomo. E' ovvio quindi affermare che il nostro autore sia tornato in Valle Brembana a restituire per così dire il frutto dei copiosi talenti che aveva ricevuto dalla sua generosa terra natale realizzando opere che non infrequentemente assurgono a livelli di capolavori. Il pregio della presente pubblicazione emerge anche dal fatto di avere posto in evidenza la persona del pittore vista nella riscoperta dei suoi rapporti con la famiglia e con la sua terra d'origine.

Diego e Osvaldo sono riusciti a leggere nel cuore di questo loro straordinario sedrinese facendone memoria con l'animo e il calore proprio di chi si sente interessato in prima persona a evidenziare la cultura della propria valle ben sapendo che il futuro dell'uomo non può nascere che là dove la memoria è coltivata. Già Giorgio La Pira affermava in proposito che la radice dell'avvenire è il passato. Pietro Maria Ronzoni è tornato così trai suoi di casa dove era atteso. Era partito in punta di piedi come tanti nostri emigranti che vanno altrove a cercare fortuna. Ora è tornato in carrozza con tutto il numeroso seguito di cui si è attorniato, una folla di amici importanti, di artisti celebri, di mecenati prodighi e di ammiratori insigni, proprio come un emigrante che ha fatto fortuna, ricchezza che intende spendere al proprio paese. E' tornato a riscuotere quegli onori che non gli erano stati tributati al tempo della partenza. Con la presente immagine del ritorno si vuole precisare meglio il significato che la cultura torna di casa a Sedrina e nei nostri paesi con la speranza che questa fortuna non venga sciupata e possa frenare lo sradicamento a cui va soggetto il nostro ambiente brembano dopo di avere così contribuito allo sviluppo della civiltà della nostra patria.

Il Brembo scorre a valle senza la speranza che possa tornare sui suoi passi, ma l'uomo brembano presto o tardi torna al richiamo della sua valle da cui ha ricevuto preziosi talenti. Anche il Brembo quindi, almeno per il verso della cultura, ha il suo ritorno; come pure le sorgenti che alimentano il fiume tornano a ricevere l'acqua emessa attraverso la pioggia e la neve peerchè possano rinnovare il loro perenne rigurgito, così le sorgenti della cultura attendono di rinnovarsi col ritorno del successo dei propri figli emigrati alla maniera di ciò che sta avvenendo ora da parte del Ronzoni. Auguriamoci che il nostro pittore, tornato felicemente a casa sua non faccia attendere a lungo il benefico rinnovamento della cultura vallare affinchè non si esaurisca come monopolio o privilegio di qualche raro cervellone o di appassionati esclusivamente forestieri.


Don Giulio Gabanelli

Zogno, dicembre 1992


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