Centro Studi Storici Francesco Cleri

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Stabello nel XVII secolo

Pubblicazioni




L'ondata di peste e le sue conseguenze
rivisionate nella piccola comunità di Stabello
- frazione di Zogno -
attraverso una analisi dei documenti d'archivio.

Questi raccontano vicende, illustrano stati d'animo,
propongono riflessioni che aiutano a riscoprire i valori di una identità culturale e morale
che si vanno smarrendo.


Stabello nel XVII secolo (in tempo di pestilenza).
Diego Gimondi
Ferrari Editrice, Clusone (Bg) 2001
formato cm 17x24
pagine 124

Presentazione


Scordare le proprie radici storiche e culturali, in particolare oggi, sembra essere ormai una costante nel nuovo modello di vita che ci viene proposto sorto il segno di un modernismo e di un cambiamento che oltre a farci sentire spesso inadeguati, sembra, se ci fermiamo a riflettere, sempre più fine a se stesso, quasi noi fossimo diventati spettatori o strumenti di un evento e non più protagonisti della nostra identità culturale e personale.
E vero purtroppo che i momenti dedicati alla riflessione, in particolare sui temi importanti, sembrano avere sempre meno spazio per noi poco coinvolti ed osservatori passivi dei cambiamenti che si producono nel nostro contesto culturale.
E anche vero tuttavia che vi è un forte bisogno di rivisitazione e riappropriazione di valori senza i quali sempre più spesso ci sentiamo confusi e smarriti.
Questa rivisitazione spesso passa attraverso la conoscenza e la riflessione sui fatti storici di un recente o lontano passato anche per scoprire i tentativi dì risposta a domande riguardanti temi profondi ed immutabili quali la vita, la morte, la fede, che già chi ci ha preceduto ed ha affrontato il cammino della vita ha tentato di dare, certamente in condizioni diverse, ma con la stessa sete di ricerca ed intima profonda passione che oggi pervade ciascuno di noi. Queste mie parole sì accompagnano e si pongono come punto nodale della presente pubblicazione nata nella mente di chi l’ha voluta promuovere, come momento non solo di ricordo o curiosità per fatti e persone che pur intime per qualcuno di noi, sono ormai lontane dalla memoria; ma vuole anche essere un momento di conoscenza e di riflessione nei confronti della mentalità e dell’intima, profonda fede delle persone che ci hanno preceduto. Questo tentativo di indagine passa attraverso la conoscenza dei loro scritti e delle loro opere testimoni ancora presenti di un modo di essere, di fare, di vivere.
Le opere, le idee, le testimonianze di fede sono sopravvissuto alle persone che attraverso di esse rivivono sia pur nella nostra immaginazione, ma ancor più vividamente, anche se inconsciamente, nelle cose e nei gesti che anche noi oggi facciamo perché tramandateci dai nostri padri, nonni e ...

L’analisi delle testimonianze ha voluto essere il punto forte di questa pubblicazione, nata sostanzialmente dalle ricerche fatte sui documenti  presenti nel nostro Archivio Parrocchiale, molto ricco e ben conservato anche se ha subito le ingiurie di un tempo che lo rendono sì prezioso, ma anche “bisognoso" di cure ed opportuni restauri conservativi. E attraverso l’opera di Diego Gimondi condotta nel nostro archivio ed in quello della Curia di Bergamo che tornano alla luce, sia pur parziali momenti del pensiero, della fede e della cultura, della nostra gente che fu, ed alla quale dobbiamo ciò che siamo. La Lettura dei documenti ricchi di date, annotazioni, spese, fa trasparire, pur nella essenzialità e nella semplicità, quali erano le cose importanti per la gente di Stabello del Seicento. Dai loro atti si comprende che la gente andava ben oltre, l’incombenza dei tempi e della quotidianità pur grave e talvolta drammatica, ma si proiettava in una dimensione spirituale che rendeva gli uomini dell’epoca intrisi di fede e speranza per il futuro e per la continuità della loro opera. È singolare notare negli elenchi delle opere e delle spese, che possono sembrare, se letti superficialmente, dei semplici calcoli contabili, come traspaia sempre la ricerca e l’attenzione al bello per darsi e dare a tutti non solo testimonianza di gusto e raffinatezza ma, per accrescere e coltivare anche in una piccola Comunità rurale come quella di Stabello il gusto e lo stile delle cose belle messe a disposizione ed alla portata di tutti perché tutti ne potessero godere e con esse crescere.  
Viene spontanea la riflessione: “Da quanto tempo noi, comunità di Stabello non ci offriamo una nuova opera d’arte, una cosa bella e spiritualmente utile da godere e da lasciare in eredità ai nostri successori?”. E vero che la Comunità ha lavorato in questi anni al recupero ed alla conservazione di oggetti ed opere d’arte, dandosi luoghi per stare insieme, promuovendo opere utili all’aggregazione necessarie anche all’espressione tangibile di una Comunità che si incontra, così come ha voluto condividere la pubblicazione dì questo testo che in qualche modo segna l’inizio di una ricerca ancora lunga ed appassionante, non a caso si pone nella mente dei suoi ispiratori e realìzzatori come primo volume di ciò che vuole essere una lunga serie che ci parli di tutti gli aspetti della vita e delle persone del nostro passato indagando settori, tempi e periodi che non potevano essere certamente riassunti in un solo piccolo testo.  Tuttavia il personale invito che credo e spero sia condiviso dall’intera Comunità è quello che si possano recuperare, indagare e conservare le testimonianze del passato, facendoci però artefici e finalmente protagonisti tutti insieme del presente e del  futuro della nostra Comunità  Sociale anche in ambito artistico e culturale. Concorrendo ‘a disegnare non solo l’assetto storico anche legato alle tradizioni del nostro territorio ma anche producendo per noi, sempre nuove cose legare alla cultura, all’arte che possano essere vissute e lette come espressione dell’identità sociale e culturale di Stabello che sa essere matura, evoluta e critica disponibile all’incontro ed al cambiamento pur conscia delle proprie origini e radici.  Non mi resta altro che concludere questa mia piccola espressione dei sentimenti e delle motivazioni che hanno dato il via a questa pubblicazione che oggi trova la sua realizzazione grazie al contributo di tutte le numerose realtà che operano a Stabello e che la rendono una Comunità viva pur tra le mille difficoltà che il “fare insieme” determina.  Non voglio dimenticare che la pubblicazione è stata possibile grazie alle sole nostre forze. Rimane vivo il mio ringraziamento a tutti ed in particolare a Diego Gimondi, a Don Umberto Tombini. Altrettanto viva è la speranza in una continuità che si traduca in una lunga serie di testi ed opere che vedano, in vari ambiti ed a vario titolo, testimoni attivi le tante persone capaci e ricche di doti di Stabello.

Gianandrea Rota



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